Lettera ANESTI  
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GIOACHINO OLEOTTI

Partigiano italiano

L’11 agosto 1952, a Asso (Como), muore Gioachino Oleotti un partigiano italiano.
Lavorava alla tipografia di famiglia quando fu chiamato a compiere il servizio di leva. Richiamato poi alle armi durante la guerra, venne assegnato ai servizi territoriali ma i drammatici eventi bellici del 1943 lo indirizzano verso gli ideali che lo porteranno a promuovere e organizzare il locale Gruppo di lotta partigiana nell'ambito delle formazioni Giustizia e Libertà del Partito d’Azione.
Mise a disposizione del CLNAI tutto il suo impegno, morale e materiale, la casa (ospitando ebrei, prigionieri di guerra evasi e ricercati politici), la tipografia (da cui uscì una serie di pubblicazioni clandestine, fra cui La Disfida e il primo numero de L'Unità stampato in Alta Italia). Con il nome di battaglia Cecchi, a capo del Gruppo Canzo-Asso di GL, preseà contatto con il CVL di Como e Milano; fornì informazioni ai servizi segreti alleati; convinse gli ufficiali del reparto di artiglieria (SS italiane) di stanza ad Asso a schierarsi con i partigiani al momento dell'insurrezione; evitò in tal modo il previsto bombardamento che avrebbe danneggiato il reparto di artiglieria delle SS ma che (data l'orografia della vallata) avrebbe avuto conseguenze disastrose sull'economia locale distruggendone le industrie; aiutò i renitenti alla leva della RSI e i militari che, dopo l'8 settembre 1943, si erano rifugiati in montagna, fornendo alle famiglie tessere annonarie autentiche (fatte uscire clandestinamente dall'Ufficio Annona di Como); con la propria tipografia sarà al centro dell'attività di stampa clandestina, organizzandone anche la distribuzione.
Denunciato da un agente dell'Ovra, venne processato in contumacia e condannato a morte dal Tribunale Speciale di Como. Il 12 aprile 1945, alle 7 del mattino, mentre si trova proprio a Como, un reparto di SS tedesche, dopo aver circondato l'edificio, fece irruzione nella sua abitazione, perquisì l’appartamento e la tipografia, intimando alla moglie di far presentare il marito al loro ufficio a Como, in Villa Geltrude. Avvertito sulla strada del rientro da alcuni amici tornò a Como arrivando più volte fino a Villa Geltrude, incerto se presentarsi (per evitare conseguenze alla famiglia) o darsi alla macchia; quest'ultima idea prevase e, tornato ad Asso durante la notte e preso congedo dalla moglie, si nascose presso un amico. La notte successiva lasciò il paese per rifugiarsi a Barni (Co).
Il 24 aprile 1945 con i partigiani della zona scese ad Asso e con gli ufficiali del reparto di artiglieria organizzò e armò gli uomini sabotando nel contempo le armi pesanti non trasportabili. Nei giorni successivi recuperò la cassa della X Mas (oro e valuta straniera) che versò interamente alla sede di Como della Banca d'Italia. Negli stessi giorni arrestò il locale Segretario del Fascio sottraendolo così alla vendetta popolare ma rifiutando, in pari tempo, di rilasciarlo senza processo.
Per tutta la sua attività - dall'autunno 1943 alla primavera 1945 - rifiutò ogni riconoscimento.